La storia della parola "Mezzaro"
- Govinda Ram
- 4 ore fa
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La parola mezzaro ha alle spalle una storia lunga e affascinante, che attraversa secoli, lingue e culture diverse. Ricostruirne l'origine significa ripercorrere la storia di un oggetto che è stato per secoli protagonista del guardaroba femminile, soprattutto a Genova.

L'etimologia: dall'arabo mi'zar
L'ipotesi etimologica oggi più accreditata fa risalire mezzaro alla parola araba mi'zar, che indicava un velo o un panno usato per coprire il capo o il corpo. Da questa radice derivano numerose varianti documentate nei dialetti mediterranei: mizar, mezar, meiero, mezzero.
In passato erano state proposte altre piste — un legame con l'italiano mezzo, oppure con il verbo arabo sarra ("coprire, avvolgere") — ma le evidenze documentarie hanno spinto gli studiosi a privilegiare l'origine da mi'zar.
Le prime attestazioni
Una delle prime testimonianze in area italiana risale al 1517, nella relazione di viaggio di Antonio De Beatis, segretario del Cardinal Luigi d'Aragona, che descrisse l'abbigliamento delle donne attraverso l'Italia e l'Europa.
Nel corso del Seicento il termine si stabilizza nel lessico genovese. Gli inventari dei corredi nuziali registrano mezzari di seta, lino e cotone, distinguendoli per qualità e dimensione.
Documenti del 1666 e del 1668 mostrano come il mezzaro fosse già diffuso non solo tra le dame dell'aristocrazia, ma anche tra le donne dei ceti medi e popolari. Un inventario del 1676 elenca esplicitamente "una pettinera di raso cremesino" insieme a un mezzaro di taffetà.
L'epoca d'oro: il Settecento
È nel XVIII secolo che il mezzaro raggiunge la sua massima diffusione. Le fonti sono ricchissime: inventari, testamenti, descrizioni di viaggiatori, incisioni e stampe ne documentano la presenza in tutti gli strati della società genovese.
Tra le testimonianze più importanti:
Carlo Giuseppe Ratti, Descrizione delle pitture, sculture e architetture (1780)
Giuseppe Bratti, Le Donne di second'Ordine (1767)
Il manoscritto di Gian Giacomo Casanova (1767)
Il testo di P. De La Lande (1768)
Le donne genovesi indossavano il mezzaro in modi diversi a seconda dell'occasione: ripiegato sul capo per le visite, drappeggiato sulle spalle nelle occasioni più formali, completamente avvolto attorno alla persona durante le funzioni religiose.

Il mezzaro nelle stampe d'epoca
Le incisioni dell'epoca offrono uno spaccato vivido della Genova del Settecento. Le vedute di A. Gualli (1749) — Strada Nuova, Piazza Annunciata, Palazzo del Duca d'Oria — conservate nelle collezioni della Cassa di Risparmio di Genova e Imperia, mostrano il mezzaro come elemento onnipresente del paesaggio urbano.
Anche fuori dall'Italia il fenomeno attirava attenzione: le celebri incisioni di J.B. Greuze, pubblicate nel Cabinet des Estampes a Parigi nel 1768, raffigurano la Dama genovese col mezzaro caldo in testa e la Cittadina di Genova col mezzo in testa, testimoniando la curiosità europea per questo capo distintivo.
Una pittura di particolare interesse, Femme de qualité à sa toilette (Parigi, 1680 ca., Bibliothèque Nationale), mostra il mezzaro nel contesto della toeletta femminile dell'epoca.

I tessuti: tra Oriente e Mediterraneo
Le ricerche archivistiche hanno documentato che molti dei tessuti stampati usati per i mezzari arrivavano a Genova attraverso le rotte commerciali con l'Oriente, in particolare dalle manifatture indiane note già nel Cinquecento per la qualità della stampa a blocchi su cotone.
Dal 1731, e poi più sistematicamente dal 1768, alcune manifatture europee — in particolare francesi — iniziarono a produrre tessuti che imitavano i motivi e le tecniche orientali. Il mezzaro, fin dalle sue origini, è un capo nato al crocevia di tradizioni: tecniche di stampa antichissime, motivi decorativi che attraversano i continenti, abilità artigianali che si trasformano di generazione in generazione.
Un oggetto che ha attraversato i secoli
Il mezzaro ha attraversato anche il XIX secolo, sopravvivendo alle rivoluzioni della moda industriale. Oggi il termine indica non solo il capo storico, ma un'intera tradizione tessile che continua a essere riletta e reinterpretata.
Conoscere la storia di questa parola significa scoprire un oggetto che porta con sé cinque secoli di storia: di lingue che si sono incontrate, di mani che hanno lavorato, di donne che lo hanno indossato — generazione dopo generazione.




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