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India: La Filosofia del Tessere

18 mag 2024
Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 14 set

Se gli oggetti raccontassero la storia del loro comparire e scomparire, del loro spostarsi sulla superficie della terra, portati dal caso, dalla necessità e dalle passioni umane, rivelerebbero un intreccio avvincente, capace di svelare significati nascosti nello scorrere della storia dell'umanità.


E se si raccontasse la storia incantevole che da millenni lega l'India alla civiltà occidentale, si rivelerebbero tutte le somiglianze e le coincidenze che svelano le affinità dei popoli euroasiatici e delle loro culture, e che emergono solo in certi momenti della storia.


Un'arte scritta nei colori

L'India ha un arcolaio sulla sua bandiera e la tessitura è stata sin dalla preistoria una delle sue arti principali. Da millenni si è mantenuta tramandando i suoi messaggi simbolici di padre in figlio, di villaggio in villaggio, attraverso l'originalità di un motivo, la vivacità del disegno, l'alchimia del colore. I colori, dicono gli indiani, producono le modulazioni dell'anima: il rosso dell'eroismo rajasthano, l'ocra del lavoro della terra, il bianco della rinuncia, il giallo dell'illuminazione e l'indaco dei monsoni sono l'arcobaleno della civiltà. Sui tessuti indiani è raccontata la storia del mondo, come nei miti e nelle epiche.


Dipinto di donna indiana in sari che cuce un tessuto

Miti e reperti: il tessuto come memoria

Si racconta di un dio ragno che avrebbe tessuto tutto il cotone dell'India in una immensa ragnatela, estesa oltre l'Himalaya per catturare il dio degli invasori indoeuropei, gli ariani; e di una regina sconfitta e fatta schiava dal vincitore, che ordinò alle guardie di denudarla, ma le sue vesti si moltiplicarono, avvolgendosi alle colonne della sala e soffocando il conquistatore.


Durante gli scavi di Mohenjo-daro, una delle grandi città della civiltà della valle dell'Indo, frammenti di cotone rimasti attaccati a un vaso d'argento hanno rivelato tecniche di tintura usate ancora nell'India contemporanea. Gli imperatori romani conoscevano la finissima mussola di cotone, la chiamavano «tessuto dei venti dell'India», e le monete romane trovate negli scavi indicano che già allora l'Occidente desiderava i prodotti di quei maestri artigiani.


Un crocevia di culture

I greci, i persiani e i mongoli che invasero l'India nei millenni della sua storia vi giunsero attirati dalle ricchezze di cui si narrava; in seguito anche la loro cultura ne fu modificata e fu assorbita dal grande magma indiano, dove tutto si sedimenta senza mai scomparire. L'India accoglie tutto: popoli, religioni, usanze, tecniche, e tutto lì sopravvive contemporaneamente. Tutto è scritto nei suoi tessuti: il lusso dei broccati, il fruscio delle sete e la leggerezza del cotone hanno sempre affascinato l'Europa, una memoria tattile delle proprie radici culturali.


Stampa antica di donna indiana che mostra un tessuto ricamato in oro

Dall'impero britannico a Gandhi

Nel 1876 la regina Vittoria fu proclamata imperatrice dell'India. La ricchezza dei tessuti contribuì alla rivoluzione industriale inglese, trasformando la Compagnia delle Indie in un impero economico, portatore di nuove tecnologie. Il Mahatma Gandhi capì l'importanza della tessitura, sia dal punto di vista filosofico che politico: esortò ogni indiano a filare il cotone quotidianamente per il silenzio interiore e a indossare solo i propri tessuti, in risposta al giogo economico inglese che aveva soffocato quest'arte in India, fabbricando i tessuti a macchina in Inghilterra.


India e Italia

«L'India e l'Italia sono simili», scrive Jawaharlal Nehru nella sua autobiografia del 1936: «ambedue paesi con antiche tradizioni alle spalle... in tutta la diversità l'unità ha sempre prevalso e il concetto di Italia, come quello di India, non è mai scomparso... c'è somiglianza anche nella loro posizione geografica nei due continenti».


Oggi il grande sarto Capucci, mago dei colori e delle forme, sogna con l'ausilio dei tessuti serici e dei colori dell'India, e le viaggiatrici più accorte cercano il raro scialle di shahtoosh, così caldo ma così soffice e leggero da poter passare attraverso il più piccolo degli anelli che portano. Il fascino si fa ancora sentire.

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